Artista giusto e pubblico “sbagliato”

Correva il 1980 quando Peter Hammill fu malauguratamente inviato in tour – dall’organizzatore – con Peter Tosh. Ok fermiamoci: Hammill produceva (come ha sempre fatto) musica scritta, pensata e prodotta per un pubblico non di massa e tendenzialmente intellettuale (brani articolati e lunghi, vocalità teatrale ed estrema, testi pieni di riferimenti letterari e filosofici), mentre Tosh faceva reggae ed era seguito da un pubblico medio di giovani spesso sbandati che ai concerti desideravano solo ballare e fumare erba.
Oggi Peter Hammill è considerato, con mezzo secolo di carriera alle spalle, uno dei musicisti più importanti e influenti della musica rock (ad esempio, negli ultimi anni ha ricevuto la laurea honoris causa dal Conservatorio di Piacenza, e gli sono stati assegnati sia il Premio Tenco che il Premio Ciampi), ma che quel ragazzo inglese ci sapesse fare lo avevano già capito in tanti già nel 1971, quando uscì – con Hammill a capo dei Van der Graaf Generator – il capolavoro Pawn Hearts, un disco di soli tre lunghi e articolati brani che riuscì ad entrare nelle posizioni alte delle classifiche di vendita italiane, ammaliando i giovani con quella musica teatrale, filosofica e densa di tonalità chiaroscure (più scure che chiare) dettate da quella voce capace di volare dall’angelico al demoniaco nel giro di pochi secondi.
Ma torniamo a quel 19 luglio del 1980: Hammill inizia ad eseguire (completamente solo al piano) il brano Man-Erg (tratto appunto da Pawn Hearts), quando, dopo appena 10 secondi, il pubblico (che era in gran parte accorso per vedere Peter Tosh, il quale avrebbe suonato dopo Hammill), intuendo che non ci sarebbe stato nulla di ballabile o strettamente divertente nella musica di Hammill, inizia a urlare e ad insultarlo. Volano fischi, volano i “Basta!” e i “Vattene!”.
Come reagisce Hammill? Reagisce regalando a quel pubblico la più bella versione live di sempre di quel brano. Non un accenno di esitazione, non un inciampo, nessuna incertezza nella voce, che deflagra quasi a voler seppellire quella montagna di fischi e insulti. Un’esibizione strappacuore.
Una lezione per tutti? Beh, non tutti siamo Peter Hammill e quindi non tutti abbiamo la certezza di valere contro ogni opinione, ma quando siete consapevoli dei vostri mezzi e altrettanto consapevoli della pochezza di chi vi è davanti e vi giudica negativamente perché semplicemente non ha le strutture mentali tali da poter comprendere certe “finezze”…continuate, continuate, continuate fino alla fine e seppellite di bellezza i detrattori.

A voi, un artista vero contro gli inconsapevoli sbandati, qualcuno dei quali, oggi, forse si sarà reso conto di cosa si è “perso” trentotto anni fa.

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