“Combinazione Casuale”: correva l’anno 2005

Non mi stancherò mai di parlare di “quegli anni”. Anni che, vissuti in tempo reale, potevano sembrare pesanti, oppressivi, saturi d’ansia ma che, visti in lontananza, oggi risplendono di bellezza.

Sto parlando dei miei anni universitari, vissuti nell’era immediatamente antecedente all’esplosione di internet (parlo proprio di esplosione coi social e varie: internet c’era ma fino appunto al 2007 veniva utilizzato ancora con parsimonia), quando c’era una voglia di espressione tangibile, giacché ancora impossibilitati a gestire i propri pensieri su di un blog.

Ma era tutto abbastanza diverso. Ricordo che mi lanciavo volentieri – anche perché essendo figlio di ferroviere non pagavo il biglietto – in nottate intere in treno per andare a Roma a comprare quei dischi che dalle mie parti erano introvabili, e che internet non aveva ancora provveduto a diffondere. Una mattina giunsi a Bari al ritorno da uno di questi viaggi notturni, con lo zaino pieno di dischi, e mi diressi direttamente a lezione di Sociologia della Letteratura, mezzo assonnato ma felice. Fu, se ricordo bene, proprio durante le lezioni di Sociologia della Letteratura, che incontrai Gianpaolo, un ragazzo tanto pacato quanto fervido nel prendere iniziative. Mi propose di pubblicare qualcosa nel mensile universitario di cui era redattore. Quel mensile, realizzato con il contributo del fondo per le attività culturali e sociali autogestite dagli studenti, si chiamava “Combinazione Casuale”, e vi si pubblicavano racconti, saggi, poesie e recensioni, tutti opera degli studenti ritenuti più meritevoli (gli articoli proposti dovevano superare una selezione da parte dei redattori).

Fu così che nel numero di Maggio 2005 comparve la mia poesia “A proteggerne i contorni sfocati”, che era il frutto di uno sforzo – ora lo riconosco – anche ingenuo, nutrito di spleen e goticismi vari ispirati un po’ a Baudelaire, un  po’ ai testi del primo Peter Hammill (che all’epoca iniziavo, sorpreso, a conoscere).

A voi, i pensieri inquieti di un ragazzo nei suoi 20 anni. Perché, come recita il titolo in prima pagina:“La vita è fuggevole, ma c’è sempre qualcosa che resta”.

13 pensieri riguardo ““Combinazione Casuale”: correva l’anno 2005”

      1. Vero!! Anche se preferisco la comodità di ora eheh
        Però è bello non dipendere da essa nella varie ricerche, aver vissuto anche l’epoca senza tecnologia! ^_^ Lo vedo nei giovani di ora, si nota che manca loro il pezzo “enciclopedia/biblioteca/cd/no messaggi sempre” ecc!
        Come insegna Black Mirror, basta non abusare della tecnologia! 😛
        Da bambina immaginavo “chissà se faranno mai un orologio che si può telefonarci e vedere dentro chi ti sta parlando :O” xD

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  1. E’ emozionante poter leggere la condivisione di un così bel ricordo. La poesia è meravigliosa, soprattutto se si pensa che la scrisse uno studente: in così giovane età spesso si tituba del proprio talento, ma qui emerge già evidente!

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  2. Caro Mauro avevi stoffa già a vent’anni. Bella poesia, intensa nei versi dove la chiusa la trovo di notevole impatto. Bei tempi quelli di uno studio in cui approfondire era anche partecipazione. E mi piace vederti su quel treno pronto ad inseguire il tuo sogno di trovare quei dischi che ti piacevano tanto. Bravo Mauro. Complimenti. Isabella

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