Zagreb (Song #2)

Inauguro una nuova sezione con testi di canzoni da me scritte ed incise alcuni anni fa, con i miei mezzi poveri. Attualmente dopo una pausa di diversi anni ho ripreso a scrivere canzoni, ma servirà tempo per inciderle.
Sono testi sicuramente meno ricercati delle recenti poesie, ma ero più giovane, un po’ “disturbato” :D, e più istintivo nella scrittura, come molti vent*enni un po’ sopra le righe. E anche perché il mezzo-canzone, per quanto cantautorale possa essere come in questo caso, richiede un certo “sacrificio” delle immagini-parole, a vantaggio di metrica e suoni, e anche della sintesi.
In fondo ad ogni testo allego lo streaming della canzone. Questa “introduzione” sarà ripetuta per ogni post del ciclo “Songs”. Testi, musiche e arrangiamenti sono miei (nel bene e nel male).

 

Zagreb

Solo un passo e sono qui…
in bianco e nero, un nuovo film…
tarsìa nell’occhio,
è l’occhio mio
mercurio che si libera!

L’andare via che non c’è più…
la ferrovia balcanica…
la schiena armata e lucida,
pittore che si illumina!

Oh donna dell’est!
Il volto mio trascini tu…no no
Oh donna dell’est!
Sfortuna che
frantumerà
la mia felicità!

Un buco dentro al cuore mio
io scaverò col corpo mio
La guerra è guerra,
amico mio…
…e guerra sia,
la mia follia!

La Storia mi perseguita,
cancella tutto quel che so,
e appena l’alba fiorirà,
dal mondo io scomparirò.

Io non posso ricordare
quella notte nel cortile,
quel rumore di fucile,
nella bocca il fango,
il sale,
non so più chi sono adesso,
se son vivo e son lo stesso di tanti anni fa,
oppure sono un altro ed ho bevuto,
c’è un ricordo che m’è esploso dentro…

 

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

3 pensieri riguardo “Zagreb (Song #2)”

    1. No sono sempre e solo io! Sono sovraincisioni vocali, voci filtrate e contro-canti…registrazioni con una scheda M-Audio. La registrazione del brano risale al 2012-2013 ed è ispirato a uno dei viaggi con mio padre. Ci fermarono al confine ungherese piazzandoci contro fucili e cani poliziotto, e ci “imbarcarono” sul primo treno senza dirci che non tornava in Italia. Andava a Sarajevo…fortuna che parlavo inglese (ero un 14enne) e il controllore ci disse di scendere a Zagabria e cambiare. Di qui, anni dopo quell’evento, ho fantasticato sulla storia di un soldato smemorato, che forse ricorda di sé o forse – chissà come – ha esperito in sé memorie altrui. O forse è solo ubriaco 😀

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