Leo Nero – Il Castello (1976)

Una delle figure più strabordanti dell’underground musicale italiano, Gianni Leone esordisce nel 1972 a soli 17 anni come tastierista/cantante del Balletto di Bronzo, con quel torrenziale e inquietante concept album chiamato YS. Un disco incredibilmente innovativo, un capolavoro dove le tastiere si svincolano dai modelli anglosassoni e producono lo sfondo ideale per narrare e reinterpretare in maniera tagliente, ossessiva e spettrale la leggenda di YS (su cui potete informarvi qui). Leone, ancora adolescente, si rivela così musicista originalissimo e fenomenale.

Ma quell’esperienza terminò subito, a causa anche di problemi personali vari. Così Gianni Leone assume lo pseudonimo Leo Nero e nel 1976 corre a registrare il suo primo album solista (la produzione discografica di Leone è davvero esigua, a dispetto della sua genialità). Un disco molto diverso da YS, più cantautoriale e per certi versi diviso in due, tra brani più soft ed escursioni strumentali, ma che contiene pezzi straordinari come questa Il Castello, capace di unire in un solo brano cantautorato, beat, elettronica, progressive-rock e addirittura di anticipare la new wave (all’epoca ancora in fase embrionale). Da sottolineare come tutti gli strumenti siano opera del solo Leone. Testo e musica di un brano anni luce avanti l’Italia di quegli anni.

Son qui nel mio castello
con infiniti specchi intorno a me,
qui tutto sembra bello
qui il tempo non esiste più per me,
in questo strano inferno
inseguo qualche cosa che non c’è…
No, non è pazzia
non posso più affrontare
la mia nuova realtà,
ormai ho dimenticato cos’è la serenità
antiche frustrazioni dentro me…
Ma questa non è la vita per me,
voglio tornare all’età
quando tutto era Felicità.

Adesso niente è bello
e scoppia il mio cervello
se penso a tutto quello che non va…
No, questa non è la vita per me
è finita l’età della felicità.

Ma io vidi poi che nonostante tutto
il mio castello non crollò,
io voglio liberare la mia mente
e andare via
ma c’è qualcosa che mi chiude qui…
tu stai sognando un grande aquilone blu
ma il tuo cervello è malato
e non ragioni più!
Non c’è più tempo per poter giocare,
se senti addosso centomila mani enormi
che ti stanno deformando e non sai,
non sai alla fine poi che forma avrai…
non sai alla fine poi chi vincerà…

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