Poeti italiani in studio di registrazione: breve retrospettiva sugli anni Settanta

Rimetto mano, a distanza di anni, a questo articolo destinato inevitabilmente ad ampliarsi nel tempo. Quale fu, negli anni ’70, la “via italiana” per questa curiosa mescolanza che portò la poesia negli studi di registrazione, non semplicemente per “fermare” la voce dei poeti ma accompagnandola alla musica? E come si concretizzò?

Ci fu, invero, un precedente illustre: nel 1969, infatti, Giuseppe Ungaretti (che già aveva esordito su disco nel 1960, ma con un’operazione di semplice lettura, senza collegamenti alla musica) collaborò con Vinicius de Moraes e Sergio Endrigo nella realizzazione dell’album La vita, amico, è l’arte dell’incontro, recitando suoi testi con effetti sonori, negli intermezzi tra un brano e l’altro.

Successivamente abbiamo l’esperienza ibrida di poesia e musica intrapresa dal poeta Guido Ballo (https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Ballo): nel 1972 pubblicò un disco intitolato Metràpolis, in cui recita alcune sue poesie con un sottofondo musicale suonato da due membri del Balletto di Bronzo e composto da Detto Mariano. Il disco non è mai stato ristampato su cd, e qui potete ascoltare il Lato B del vinile originale. Lo stile poetico di Guido Ballo è abbastanza indirizzato verso le avanguardie, e analogamente astratto è l’accompagnamento strumentale.

Altra figura che realizzò un LP è quella del poeta Roberto Sanesi (https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Sanesi), con il disco Viaggio verso il Nord (datato 1972), anche questo una raccolta di poesie recitate dallo stesso poeta su base strumentale. La scrittura di Sanesi risulta estremamente interessante e ricca di immagini vivide, e ben si abbina allo sfondo ambientale qui creato.

“Voltaire in bicicletta corre incontro

a Rousseau con la parrucca al vento”

Oppure

“Ricordo, con molta gravità,

feci apparire un gatto col viso di Kronos,

che germinava rapidamente come un virus

nella luce del sole accartocciato.

Nei gesti, piccioni di fango e fuliggine”

Nel 1976 invece fu Alfredo Bonazzi (https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Bonazzi) a vedere una sua silloge poetica – intitolata “Quel giorno di uve rosse” – trasposta in musica su vinile, stavolta senza interventi vocali del poeta, ma con un vero e proprio ensemble a metà strada tra musical e rock progressivo, a dare corpo e voce ai suoi versi. In questo caso gli interventi musicali non sono di semplice sfondo alla lettura, ma costituiscono una parte importante del progetto. I versi di Bonazzi vengono in parte cantati da due vocalist (Corinna Rosini ed Ernesto Brancucci), in parte recitati dalla voce narrante di Roberto Capasso. Anche questo disco, come i due precedentemente citati, resta disponibile solo su vinile e non è mai stato ristampato su cd.

Molto nota è invece la proficua collaborazione del poeta Roberto Roversi (https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Roversi) con Lucio Dalla, a metà degli anni ’70 (gli album Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili), nonché alcuni testi scritti per gli Stadio.

Infine segnalo la pubblicazione, nel 1978, dell’unico LP di un progetto chiamato “La Stanza della Musica”, i cui testi sono tutti poesie della letteratura (italiana o internazionale: tradotta in italiano, nel secondo caso). Si passa da Rimbaud a Tommaso Grossi, da Salvatore Di Giacomo a Giuseppe Gioachino Belli: riporto, di quest’ultimo, il brano che mette in musica la sua “Er giorno der Giudizio”. Neanche a dirlo, anche questo disco non è mai stato ristampato, ed è disponibile solo su vinile originale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...